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Il ciclista pipistrello

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il ciclista pipistrello

I cinque sensi del ciclista, prima puntata: la vista

Una riflessione del filosofo Thomas Nagel su “Com’è essere un pipistrello?” mi ha fatto pensare alla persona che va in bicicletta.
Nagel afferma che Il pipistrello non se lo chiede, ma siamo noi che gli poniamo l’interrogativo, noi che non siamo capaci neanche di rispondere a noi stessi per risolvere il problema della soggettività e dell’oggettività.

La maggior parte dei pipistrelli percepisce il mondo esterno e gli oggetti presenti nel proprio raggio d’azione attraverso l’emissione di grida modulate ad alta frequenza che restituiscono echi come avviene nei sonar. I loro cervelli sono progettati per correlare gli impulsi in uscita con i segnali di ritorno e le informazioni così acquisite consentono ai pipistrelli di riconoscere e determinare distanza, dimensioni, forma, movimento e consistenza: il tutto paragonabile alle percezioni che noi umani riceviamo dalla visione.

Tutti coloro che si muovono in bicicletta sono molto simili ai pipistrelli perché usano la visione oculare come i pipistrelli usano il loro “sonar”. La moderata velocità di chi pedala permette una visione molto ampia della realtà circostante: l’angolo di visione della nostra vista binoculare è di circa 120 gradi, il che permette al ciclista di avere la situazione sotto controllo procedendo normalmente in città tra 10 e 15 km/h.
La figura 1 qui sotto illustra i nostri angoli di visione ed è quasi sorprendente come riconosciamo le scritte solo in un angolo di visione di 20 gradi ed i cartelli stradali in un angolo di 40 gradi.

figura 1

La velocità è determinante per avere una visione necessaria per accorgersi di qualsiasi ostacolo: nelle figure 2 e 3 qui sotto è evidente come ci sia una notevole differenza tra chi procede a 30 km/h e chi procede a 50 km/h. Giusto per restare nelle pretestuose polemiche di chi aborre il limite di velocità di 30 km/h.

figure 2 e 3

Il ciclista-pipistrello ha il vantaggio di notare molte più cose durante il proprio procedere diventando più consapevole del mondo circostante: scorge infatti cose che chi va in automobile non vede pur passando nello stesso luogo quotidianamente. Oserei dire che il cittadino-ciclista si rende conto meglio di come è fatto il posto in cui vive accorgendosi della poca logicità dell’organizzazione della mobilità. L’autocentricità imperante tende a marginalizzare, fino ad escludere, dall’ambiente urbano le persone che vanno a piedi o in bici: essi sono definiti per questo utenti vulnerabili della strada per l’estrema pericolosità rappresentata dai veicoli a motore.

Questa maggiore consapevolezza è data proprio dalla visione, dall’essere ciclista-pipistrello.
Mentre noi immaginiamo come possa vivere un pipistrello, lui però non si rende conto di essere tale, non ci pensa, non ha la consapevolezza di sè: come dice Nagel, siamo noi che gli poniamo l’interrogativo.
Questo mi ha fatto pensare che, sul piano della consapevolezza, il pipistrello è chi guida un’automobile!

L’automobilista, specie se non usa la bici, non ha molta coscienza di sé perché, come il pipistrello, non si pone il problema.
Rispetto ad un pedone e ad un ciclista chi guida un veicolo a motore vive una dimensione molto diversa: per ingombro, per peso, per velocità, per il fatto di poggiare su quattro ruote molto larghe anziché su due scarpe o su due copertoni di un centimetro di larghezza, per di più in equilibrio. Equilibrio tanto più precario quanto più lentamente si procede perché la bicicletta ed il suo conducente restano in equilibrio solo se si muovono in avanti.
Ed ha proprio ragione Thomas Nagel quando dice che l’essere umano non sa risolvere il problema della soggettività e dell’oggettività: chi sta dentro un’automobile non sa e non vuole rendersi conto di quale pericolo possa egli rappresentare per pedoni e ciclisti.

Dal 1 gennaio al 28 aprile sono stati uccisi in Italia 131 pedoni, 92 uomini e 39 donne.
Dal 1 gennaio al 30 aprile sono stati uccisi in Italia 54 ciclisti, il 50% in più rispetto allo stesso periodo del 2023.
La fonte dei dati è ASAPS Associazione Sostenitori Amici Polizia Stradale e Sapidata; i dati sono parziali, rilevati da notizie stampa e dai referenti di ASAPS sul territorio.

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