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La percezione del rischio: “A me non succede”

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percezione del rischio

Un elemento fondamentale della sicurezza stradale è avere la corretta percezione dei possibili rischi da parte di chi sta guidando: spesso tale percezione è assente o distorta per cui si verificano conseguenze anche molto gravi per sé e/o per gli altri. [vedi l’articolo Scusa non ti ho visto]
Una grande fiducia nella velocità dei propri riflessi è alla base di molte tragedie, in particolare dei giovani, ma assai raramente si ragiona e si pondera adeguatamente l’atto della guida di un veicolo.

Ti sei mai chiesto quanti metri al secondo si percorrono con un’automobile a 50 km/h e quindi quanti metri sono necessari per fermarsi?

La Prof.ssa Federica Biassoni, Co-Direttore dell’Unità di ricerca di Psicologia del Traffico presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano spiega molto bene il contesto UAV Uomo-Ambiente-Veicolo e descrive in modo chiaro ciò che avviene fra il momento in cui una persona percepisce uno stimolo ed il momento dell’azione conseguente: si può sintetizzare nella sequenza Percezione-Riconoscimento-Decisione-Azione.

La percezione può essere distorta, quindi ritardata (o addirittura assente), ma successivamente il nostro cervello deve riconoscere quindi categorizzare il segnale, prendere una decisione e metterla in pratica. Può essere questione di due secondi o qualcosa in meno, ma nel frattempo, se si procedesse a 50 km/h guidando la propria automobile, si percorrerebbero quasi 15 metri al secondo: nei due secondi necessari a mettere in pratica l’azione decisa si sarebbero percorsi già 30 metri.

Il concetto di UAV Uomo-Ambiente-Veicolo parte ovviamente dalla persona il cui comportamento è responsabile dell’85% delle collisioni stradali.

I fattori che determinano la percezione del rischio nella persona sono vari:
cognitivi – bisogna essere nelle condizioni psicofisiche ideali affinché il cervello risponda adeguatamente agli stimoli, ma non tutti abbiamo le stesse capacità
emotivi – una persona può essere sovraeccitata per l’ira oppure depressa per una fallimento personale, oppure stanca o presa dai problemi di famliari
personalità – si possono avere caratteri diversi, più aggressivi o decisi piuttosto che riflessivi o indecisi tali da influire sulla propensione a prendersi dei rischi. Può esistere anche la volontà di ricerca di senzazioni forti.
fonte del rischio – temiamo meno un rischio che conosciamo piuttosto che uno che non conosciamo
contesto – decidere di attraversare una strada di un piccolo borgo piuttosto che di una grande città pone delle differenze sostanziali

Altro elemento determinate per la percezione del rischio è il nostro sistema limitato di attenzione: mentre guidiamo riusciamo a distrarci non solo per usare lo smartphone in vario modo, ma anche per parlare al passeggero, controllare i figli che sono sul sedile posteriore, maneggiare la radio o gli strumenti di bordo.

Hai mai pensato “A me non succede”? Questo pensiero deriva dai cosiddetti bias cognitivi che ognuno di noi ha.
Il bias, secondo Wikipedia, è una forma di distorsione della valutazione causata dal pregiudizio. La mappa mentale di una persona presenta bias laddove è condizionata da concetti preesistenti non necessariamente connessi tra loro da legami logici e validi.
“Faccio questa strada da 20 anni” oppure “Non posso arrivare in ritardo” sono altrettanti bias che determinano comportamenti davvero pericolosi alla guida di un veicolo. [vedi l’articolo “La violenza stradale non è un caso, è una scelta”]