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Pedalare con il pesce di Babele

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I cinque sensi del ciclista, seconda puntata: l’udito

Se incontrate una persona che va in bici e guardate in un suo orecchio troverete un Babel fish, un pesce di Babele.
Pochi sanno che questo piccolissimo e stranissimo esserino vivente, simile ad una sanguisuga, ha delle proprietà straordinarie in quanto si nutre dell’energia delle onde cerebrali ricevuta non dal proprio vettore, ma da coloro che lo circondano. Così viene descritto nella “Guida galattica dell’autostoppista” di Douglas Adams che afferma, in sintesi, che il pesce di Babele assorbe tutte le frequenze mentali di chi sta intorno e le trasmette al portatore.
Il risultato pratico di tutto ciò è che, se ti infili un pesce Babele nell’orecchio, puoi immediatamente capire tutto ciò che ti viene trasmesso in qualsiasi forma di linguaggio, di comunicazione.

La persona che pedala su una bici riesce così a captare segnali importanti dall’esterno.

Se viaggia sulla costa, in campagna o in montagna, e comunque in un contesto di “natura”, riesce a percepire la voce di tutti gli esseri viventi, comprese le piante.
Cosa ci comunicano piante ed animali? L’emozione di essere in vita, semplicemente. Cioè la coscienza di far parte attivamente di un meraviglioso sistema complesso pur essendone noi solo una piccolissima parte.
L’essere umano infatti è lo 0,3% degli esseri viventi, ma ha un evidente impatto devastante sull’intero pianeta.

Se invece una persona pedala in un contesto urbanizzato (natura anche questa anche se fortemente modificata dall’Uomo) riceve segnali dalle altre presenze che vivono il paese o la città ed in particolare la strada.
Il pesce di Babele è uno straordinario strumento di navigazione perché fa percepire al portatore ciclista quei segnali di fondamentale importanza per procedere nel proprio itinerario urbano.
Innumerevoli rapidissime sensazioni colgono una persona che pedala aiutandola a conservare la propria unicità e identità pur immerso in una jungla, pericolosa ed inestricabile, di enormi scatoloni a motore.
Il pesce di Babele aiuta molto chi va in bicicletta in un centro urbano: lo aiuta a prevedere le intenzioni di chi guida i veicoli a motore che spesso sono causa di assurdi scontri e investimenti di persone; lo aiuta ad arrivare prima e, nel contempo, a risparmiare tanti soldi, a fare la spesa con maggiore comodità, a fare attività fisica quantomai salutare, a tutelare l’ambiente.
E a sviluppare migliori relazioni sociali perché, chi va in bici, ha più facilità di conoscere persone, parlare e fare amicizia. Contrariamente a chi guida un’automobile che vede le altre persone rivali di una insensata gara carica di aggressività e violenza.

Il pesce di Babele permette, a noi che pedaliamo, una vita migliore.