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Questa mobilità crea disuguaglianze

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L’immagine di copertina è prodotta e fornita da Freepik

La povertà riguarda chi ha scarse risorse economiche, mentre la disuguaglianza si manifesta attraverso differenti livelli di reddito, patrimonio e accesso ai servizi essenziali come la salute.

Le disuguaglianze sono profondamente divisive: creano una frattura crescente tra chi accumula sempre più risorse e chi vede diminuire costantemente le proprie possibilità. Questo fenomeno è confermato da un recente studio del CRESA Gran Sasso, secondo cui in Abruzzo il 20% della popolazione più abbiente dispone di un reddito 4,5 volte superiore a quello del 20% più povero. Non si tratta solo di povertà assoluta, ma anche relativa: quella condizione che limita la capacità di spesa e che in Abruzzo colpisce 173.500 persone, pari al 14% della popolazione regionale.

Nel campo della mobilità, le disuguaglianze si traducono in disparità nell’uso del tempo e degli spazi urbani.

Il peso della mobilità sui giovani

Consideriamo i giovani tra i 25 e i 35 anni che riescono a trovare un’occupazione. Le loro legittime aspirazioni – costruire una famiglia, fare carriera, trovare un equilibrio personale – si scontrano con una realtà socio-economica che impone investimenti e responsabilità enormemente più gravose rispetto al passato. A 35 anni le pressioni finanziarie e organizzative sono incomparabilmente maggiori rispetto a quelle che affrontavano i cinquantacinquenni di un tempo alla stessa età.

Questi giovani si trovano spesso nella condizione di dover assistere contemporaneamente figli piccoli e genitori anziani, avendo formato una famiglia molto più tardi rispetto alle generazioni precedenti. La dipendenza economica dai genitori non deriva da un eccesso di comodità o da una scelta di vita facile, ma da una necessità strutturale. Le enormi pressioni, i crescenti carichi di cura verso le generazioni più giovani e più anziane, generano tensioni che mettono a rischio la stabilità delle coppie. Non è questione di povertà in senso stretto: oggi vivere in coppia è quasi un’imposizione economica, perché condividere le spese diventa essenziale per sopravvivere nella fase più critica della vita, quella tra i 25 e i 35 anni.

L’automobile come necessità obbligata

A tutto questo si aggiunge una necessità che diventa rapidamente un peso insostenibile: raggiungere il posto di lavoro. In moltissime città medio-piccole possedere un’automobile non è una scelta, ma una condizione indispensabile. A L’Aquila questa realtà è ancora più marcata a causa della mancata rigenerazione urbana post-sisma e dell’assenza di un sistema di trasporto pubblico efficiente.

Uno studio condotto dai professori Donato Di Ludovico, Gino D’Ovidio e dall’ingegnere Debora Santilli ha documentato come la dispersione della popolazione nel dopo-terremoto sia aumentata del 20%, provocando un incremento massiccio dell’uso delle automobili private su una rete stradale inadeguata. Questo fenomeno ha generato un aumento dei consumi energetici e dei costi generali del trasporto che, per i giovani di cui parlavamo, significa indebitarsi ancora prima di percepire il primo stipendio.

Il costo reale dell’automobile

I costi per possedere un’automobile sono proibitivi, a partire dal conseguimento della patente di guida. Secondo le tabelle ACI, una FIAT Tipo 1.4 a benzina costa 0,43 euro al chilometro se percorre 15.000 km all’anno, per un totale annuo di 6.493,50 euro.

Ma esiste anche un costo sociale che raramente viene considerato:

Inquinamento ambientale: le conseguenze disastrose per l’ambiente e la salute pubblica si traducono in miliardi di euro di spese collettive.

Urbanistica: la necessità di costruire parcheggi sempre più grandi e costosi sottrae risorse e spazio alla collettività. A L’Aquila, l’ultimo parcheggio realizzato con poco meno di 100 posti è costato 14 milioni di euro – 150.000 euro di soldi pubblici per ogni singolo posto auto. A questo si aggiungono la costruzione di nuove strade e, soprattutto, i costi di manutenzione. In sintesi: consumo indiscriminato di spazio e suolo.

Spesa sanitaria: oltre ai danni alla salute causati dall’inquinamento, nel 2022 i 165.889 incidenti stradali con lesioni registrati in Italia hanno generato una spesa sanitaria di 18 miliardi di euro, pari a circa 327 euro per ogni cittadino italiano (dati ISTAT).

Un sistema insostenibile

Tornando ai giovani che iniziano la loro vita lavorativa, il costo reale dell’automobile quasi raddoppia rispetto ai 6.493 euro inizialmente considerati, una volta inclusi tutti i costi sociali e collettivi.

Quella che ho tracciato è una panoramica delle disuguaglianze prodotte da questo sistema di mobilità: un vortice senza fine nel quale sprofondiamo sempre più, generazione dopo generazione.

Non è accettabile che si debba pagare così tanto e che i giovani inizino la loro vita lavorativa e familiare con handicap così pesanti e determinanti per il loro futuro. Abbiamo bisogno di più democrazia nell’uso del tempo e degli spazi, di maggiore rispetto per i cittadini e per il bene comune. Servono politici e amministratori capaci di elaborare un’idea, un progetto di città che risponda davvero ai nostri bisogni e ai nostri interessi, non a logiche obsolete che perpetuano le disuguaglianze.


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