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La bici non è per tutti, ma nemmeno l’auto lo è

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porta figlia a scuola in bici

Rispondo alle obiezioni: la bici è davvero un privilegio?

Dopo aver pubblicato l’articolo “La bici libera dalla città del consumo“, sapevo che sarebbero potute arrivare alcune obiezioni tra le quali quella di Bruno C.: “Facile parlare di libertà in bicicletta quando vivi in una città pianeggiante, con il clima mite e distanze brevi. Prova a fare lo stesso a 40 anni con due figli, abitando in periferia a 15 km dal lavoro, con la pioggia e il freddo. La bici è un lusso per chi può permetterselo, non uno strumento di emancipazione.”

È un’obiezione legittima, che merita una risposta altrettanto onesta.

Partiamo da una premessa: hai ragione Bruno, la bicicletta non è per tutti. Ma aggiungo: neanche l’automobile è per tutti.

In casa siamo io e mia moglie che ha bisogno assoluto dell’automobile per motivi fortemente condizionanti. E anche perché l’autobus è cosa rara nel nostro quartiere periferico, l’unico posto dove abbiamo trovato un canone d’affitto ben inferiore agli 700-1.000 euro al mese che rappresentano la media in città.

Il costo di un’automobile è proibitivo: può consumare oltre la metà di una pensione come la mia, o di uno stipendio medio. Tra rata, assicurazione, bollo, manutenzione, carburante, un’auto medio piccola può divorare 500-700 euro al mese. Eppure si considera “normale”, mentre la bici è vista come una scelta eccentrica o privilegiata.

Ecco il punto che voglio sottolineare: la bici non è per tutti non per un limite intrinseco del mezzo, ma perché le nostre città sono state progettate male.
È un problema di urbanistica, non di pedali.

Le città dovrebbero essere progettate per rendere la bicicletta accessibile al maggior numero di persone possibile. Come? Con interventi che non sono fantascienza:
Ciclabili sicure, come sarebbe facile realizzare in tantissimi centri urbani. E non importa se siamo in luoghi pianeggianti o montuosi: le e-bike hanno demolito l’alibi della fatica, e città come Bolzano o Trento dimostrano che si può pedalare anche in contesti non piatti.
Servizi di prossimità, come parcheggi periferici dotati di velostazioni dove lasciare l’auto (se ce l’hai) e proseguire in bici verso il centro. Chi abita in periferia non deve per forza fare tutto il tragitto in bici: può combinare i mezzi.
Intermodalità con i mezzi pubblici, perché se parcheggi lontano dalla tua destinazione hai bisogno di completare il percorso con un autobus o un treno che accettino le bici e senza complicazioni burocratiche o sovrapprezzi.

Tutto questo non richiede miracoli, ma solo un ingrediente fondamentale: la volontà politica.

In buona parte dell’Europa e in molte città d’Italia questo già avviene. A Copenaghen pedalano con la neve. A Utrecht le mamme portano tre figli in bici. A Bolzano il 30% degli spostamenti è in bicicletta.

Non sono città abitate da supereroi o da giovani hipster senza responsabilità. Sono città che hanno fatto scelte coraggiose, graduali, affrontando difficoltà, correggendo errori, resistendo a polemiche feroci. Ma hanno ottenuto risultati concreti che hanno placato anche i più scettici.
La foto di copertina, dimostra che a L’Aquila (sì, proprio qui) si possono portare i propri figli a scuola in bici.

Quindi no, il privilegio non sta nell’usare la bici. Il privilegio sta nell’avere una città che te lo permette.

Il privilegio è avere amministratori che investono in infrastrutture ciclabili invece che in nuovi parcheggi. È avere una rete di trasporto pubblico che funziona davvero, non solo sulla carta. È vivere in quartieri dove la scuola, un negozio e il medico sono raggiungibili senza dover per forza prendere l’auto.

La tua obiezione sui 15 km con due figli, la pioggia e il freddo non è sbagliata: è la fotografia di un fallimento urbanistico. Ma la soluzione non è arrendersi all’automobile come unica opzione possibile, ma è pretendere città diverse, progettate per le persone e non per le automobili.

Cambiare si può

Non sto chiedendo a nessuno di diventare un integralista della bicicletta: sto dicendo che dovremmo smettere di considerare l’auto come la normalità inevitabile e la bici come un’eccentricità privilegiata.

La libertà non è scegliere tra bici e auto. La libertà è vivere in una città dove hai davvero la possibilità di scegliere, senza essere penalizzato qualunque opzione tu prenda.

E questa libertà la conquistiamo insieme, quartiere per quartiere, amministrazione dopo amministrazione, chiedendo e sostenendo chi fa scelte sì coraggiose, ma logiche, democratiche e rispettose delle persone

Perché alla fine, pedalare non è un lusso: è un diritto che ci è stato tolto da decenni di scelte urbanistiche sbagliate.
Ed è ora di riprenderlo perché non è un caso che fatichiamo ad arrivare a fine mese.


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