Uso la bicicletta tutti i giorni: in città per gli spostamenti abituali e nei fine settimana per le lunghe uscite cicloturistiche anche attraverso la Valle dell’Aterno. È un territorio che non smette mai di stupire: borghi medievali, paesaggi appenninici, strade con poco traffico che nascondono un’insidia costante: l’automobilista che sorpassa troppo vicino al ciclista.
Uso la parola “insidia” volutamente. Non si tratta di maleducazione generica, ma di comportamenti che violano il Codice della Strada e che, nelle situazioni peggiori, possono togliere la vita.
Dove pedalo e perché non sono “in mezzo alla strada”
Nel mio pedalare, dentro e fuori città, di norma procedo tra 30 e 60 cm dal bordo della corsia, ovvero dalla striscia bianca che delimita la carreggiata a destra. Non è capriccio o arroganza: è necessità tecnica.
Una bicicletta si regge in equilibrio su due ruote con circa 1 cm di copertone a contatto con l’asfalto. Non si guida “dritto” come un’auto: serve uno spazio minimo per getire l’equilibrio e correggere la traiettoria, schivare una buca, evitare un sasso, aggirare un tombino sporgente o qualche piccolo animale.
Quel margine di 30-60 cm è la differenza tra restare in sella e cadere.
E c’è una base normativa precisa. L’Art. 143 del Codice della Strada stabilisce che “i veicoli devono circolare sulla parte destra della carreggiata e in prossimità del margine destro della medesima” senza distinzione tra tipi di veicoli. Il termine “prossimità” non significa “incollato al bordo”.
La legge sul sorpasso: cosa dice davvero il Codice della Strada
L’Art. 148 comma 9-bis è inequivocabile:
“Il sorpasso dei velocipedi da parte dei veicoli a motore deve essere effettuato con adeguato distanziamento laterale […] mantenendo, ove le condizioni della strada lo consentano, la distanza di sicurezza di almeno 1,5 metri.”
Un metro e mezzo. Non cinquanta centimetri. Non “quanto basta per passare”. Un metro e mezzo che tiene conto, come specifica la norma stessa, della ridotta stabilità del velocipede. Il legislatore sa benissimo che una bicicletta non è un’auto.
Tre sorpassi, tre situazioni di pericolo reale
Alla fine di febbraio ho percorso in andata e ritorno la Strada Provinciale 36, quella che dall’Aquila porta a Monticchio e poi a Fossa e Stiffe. Ho documentato tre episodi che racconto qui, anche con le immagini.

Fig. 1 — Monticchio. Un’auto mi supera a velocità moderata, ma a distanza minima sia dalla mia bici che dalle inferriate sul lato opposto. Neanche venti metri dopo, l’automobilista si è comunque dovuto fermare. Quanti decimi di secondo ha guadagnato? Qual è stato il rischio che ha fatto correre a me, ed anche a se stesso?

Fig. 2 — Subito dopo Monticchio, verso Fossa. Procedevo a 23 km/h, a 30-40 cm dalla striscia. Il veicolo che mi ha superato lo ha fatto: a velocità stimata tra 60 e 70 km/h, in presenza di striscia continua, con un veicolo in arrivo in senso contrario, e a distanza decisamente inferiore al metro e mezzo previsto dalla legge.
Quattro infrazioni in un unico sorpasso.

Fig. 3 — Ingresso dell’Aquila, prima di Collemaggio. Stessa dinamica, velocità ancora più alta. Dopo il sorpasso ho allargato il braccio sinistro per indicare di passare più lontano.
Risposta del conducente: dito puntato verso il bordo, a indicarmi di stare più a destra. Ma a destra ci sono il ciglio erboso, le buche, i detriti ed il mio spazio di probabile salvezza. Le corsie stradali hanno mediamente 3 metri di larghezza: quello spazio è mio quanto suo.
Un cartello motivazionale e una riflessione
Sulla SP 36, nei pressi di Fossa, c’è un cartello che invita al rispetto del metro e mezzo dai ciclisti. Ce n’è un altro vicino a Paganica. Sono iniziative meritorie, anche se il formato è troppo piccolo per essere letto da chi va in auto. Ma intanto esistono.
Sulla SP 36, nei pressi di Fossa, c’è un cartello che invita al rispetto del metro e mezzo dai ciclisti. Ce n’è un altro vicino a Paganica. Sono iniziative meritorie, anche se il formato è troppo piccolo per essere letto da chi va in auto. Ma intanto esistono.


Il problema è culturale prima che normativo. Il Codice della Strada esiste, ma quello che manca è la consapevolezza diffusa che la bicicletta è un veicolo a tutti gli effetti, con le stesse prerogative di occupare la corsia e con una vulnerabilità strutturalmente altissima.
Quindi, la prossima volta che ti ritrovi dietro a un ciclista e senti la tentazione di pensare che “sta in mezzo alla strada”, aspetta un momento sicuro, allarga, supera a distanza adeguata. Non è un favore che fai a chi pedala. È quello che la legge richiede.
E quello che il rispetto per la vita umana suggerisce.
Ti rimando anche al mio articolo del settembre 2023 sul sorpasso con buon senso.
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In caso 2 e 3, quando vedo una macchina venire in senso opposto, mi posiziono in mezzo alla carreggiata per evitare che mi sorpassino. A volte ci sono dei cafoni che cominciano a strombazzare, ma li ignoro