Di recente sono andato a prendere a Fiumicino dei parenti in arrivo da oltreoceano. Per l’occasione ho noleggiato un pulmino a nove posti di ultima generazione, con quasi tutti i comandi affidati a un touchscreen. Per imparare a usarlo ho dovuto restare fermo a guardare lo schermo, perché i simboli sono così piccoli che in marcia avrei dovuto staccare gli occhi dalla strada per un tempo che non avrei voluto concedermi. E non tutti i tasti sono intuitivi, almeno all’inizio. Senza mio cognato accanto a farmi da copilota qualche problema l’avrei avuto di sicuro e l’episodio mi ha fatto pensare ai tempi di reazione alla guida e a quanto cambino con gli anni.
Sarò diventato vecchio? A quasi settant’anni non ho più i riflessi di quando ne avevo venti e guido con più prudenza, più piano, per “sopraggiunti limiti di età”, come si dice in certi casi. Eppure un touchscreen di questo genere non mette in difficoltà soltanto chi ha qualche anno in più, perché è una distrazione ulteriore per chiunque si trovi al volante.
Quando parlo di sicurezza stradale in convegni, corsi e incontri nelle scuole cito sempre i tempi di reazione di chi guida, perché mostrano quanto poche persone abbiano la percezione del rischio che corrono e che fanno correre agli altri. Un’automobile che viaggia a 50 km/h percorre circa 14 metri al secondo; a questa distanza se ne aggiunge un’altra (15 m almeno) per fermare il veicolo davanti a un ostacolo che, spesso, purtroppo, è un pedone o una persona in bicicletta. E questo accade soltanto se la strada è in buone condizioni, se il veicolo è in perfetta efficienza, con freni a posto e gomme in ordine, e se chi guida non è distratto dallo smartphone, dalla radio, da un passeggero o, appunto, dal touchscreen nell’abitacolo.
Ci sono poi fattori che raramente si prendono in considerazione. L’età è uno dei più importanti: a trent’anni si reagisce in un tempo compreso tra 0,8 e 1,2 secondi, mentre a quaranta, cinquanta e sessant’anni i peggioramenti diventano consistenti. Per questo mi sono promesso di lasciare la guida quando mi accorgerò di non essere più abbastanza sicuro per me e per gli altri. Vedo spesso persone ultraottantenni al volante e confesso che qualche perplessità mi viene. Capisco che conservare un minimo di autonomia possa essere vitale, ma esiste un limite oltre il quale non si dovrebbe spingersi.
L’età, tuttavia, è davvero l’unico fattore di pericolo? Nel 2024 ho organizzato e condotto un convegno intitolato “Insicurezza stradale”, e tra i relatori avevo invitato il dott. Mario Muselli del Dipartimento di Prevenzione della ASL 1 Avezzano Sulmona L’Aquila, che ha parlato dell’influenza dei farmaci sulla guida, e non soltanto per le persone anziane. Dati scientifici alla mano, ha spiegato che diversi medicinali di uso comune, prescritti o acquistabili senza ricetta, possono ridurre la concentrazione e i riflessi, con conseguenze negative per chi si mette al volante. Alcuni antinfiammatori, gli antistaminici contro le allergie, certi antipertensivi, e naturalmente antidepressivi e ansiolitici, sono farmaci che molti assumono con grande disinvoltura, a qualsiasi età.
Leggere il famigerato “bugiardino” aiuta a capire che cosa si sta assumendo e dovrebbe scoraggiarne l’uso indiscriminato, anche se quei foglietti sono stampati in caratteri poco leggibili, chissà perché. Chiedere al medico o al farmacista, in ogni caso, è più semplice e più affidabile.
A ottant’anni, forse prima, lascerò la guida. Lo farei con più serenità se avessimo un trasporto pubblico efficiente e pedoni più tutelati, in una città come L’Aquila che detiene il primato di circa 800 automobili ogni 1000 abitanti.
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