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Alberi adatti a L’Aquila

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Pedalognigiorno, alberi a L'Aquila
Viale Francesco Crispi, L'Aquila. Le latifoglie a foglia caduca sono tra le specie più adatte al clima aquilano: coprono d'estate, lasciano passare il sole d'inverno.

Specie autoctone, ecotipi locali e qualche errore da evitare. Le indicazioni emerse al convegno CONALPA per chi progetta il verde nel clima aquilano.

In un precedente articolo ho raccontato perché gli alberi sono un investimento e non una spesa, sulla scorta di quanto emerso al convegno “Il verde urbano, una risorsa da tutelare” organizzato da CONALPA all’Aquila lo scorso febbraio. Ma una volta convinti a piantare, resta la domanda pratica: quali alberi? Il clima aquilano, con i suoi inverni rigidi e il suo suolo calcareo, non perdona le scelte sbagliate. Su questo cedo volentieri la parola agli esperti, perché le indicazioni che seguono vengono dai loro interventi al convegno — il professor Giovanni Damiani e l’agronomo Luigi Giannangelo — e non da me.

La regola di fondo: autoctone ed ecotipi locali
La regola di fondo, ribadita sia da Damiani sia da Giannangelo, è preferire le specie autoctone e in particolare gli ecotipi locali: piante nate da semi di alberi che già vivono qui e che hanno “scritto nel DNA” la capacità di superare le gelate storiche e le temperature estreme aquilane. Le selezioni vivaistiche commerciali, al contrario, offrono meno garanzie di tenuta.
Secondo la classificazione fitoclimatica di Pavari richiamata da Giannangelo, il territorio aquilano rientra soprattutto nelle fasce del Castagnetum (castagno) e del Fagetum (faggio), salendo verso il Picetum (abeti) con la quota. Le specie tipiche di queste fasce sono quindi naturalmente attrezzate a reggere il freddo locale.

Le specie consigliate

  • Pioppo nero, varietà italica — pianta “nobile”, autoctona e a crescita rapidissima, preziosa per le aree ripariali, la depurazione delle acque e l’ecosistema dei fiumi. In città la forma maschile ha il vantaggio di non produrre la fastidiosa lanugine.
  • Cipresso — elegante, rustico e autoctono, ha radici fittonanti che scendono in profondità senza sollevare i marciapiedi.
  • Tiglio — ottima scelta per i viali alberati urbani.
  • Leccio — molto usato per nuove piantumazioni e sostituzioni (come alla Fontana Luminosa), ma da non abusare per evitare una monocoltura.
  • Pini — parte dell’identità storica dell’Aquila fin dagli anni ’20, pur richiedendo attenzione nella gestione delle radici lungo le strade.

Le specie da evitare
Gli esperti hanno invece sconsigliato alcune specie. Il Ginkgo biloba, esteticamente valido ma poco adatto perché preferisce terreni acidi mentre il suolo aquilano è ricco di calcare, che ne compromette salute e longevità. E le palme come la Phoenix canariensis, vulnerabili al freddo delle zone interne e montane e ai parassiti.

La strategia: il restauro della natura
La strategia migliore suggerita al convegno è quella del restauro della natura: studiare il modello vegetazionale spontaneo del luogo — anche intervistando gli anziani o consultando fonti storiche — per riproporre ciò che qui crescerebbe naturalmente, senza l’intervento umano. È l’approccio opposto a quello, ancora diffuso, di scegliere le piante per moda o per disponibilità di vivaio. A L’Aquila, dove il clima detta legge, è anche il più conveniente: un albero giusto al posto giusto cresce sano, vive a lungo e non presenta il conto delle scelte affrettate.


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