Ogni albero maturo vale migliaia di euro. Eppure li abbattiamo per fare parcheggi. I dati del convegno CONALPA ci spiegano cosa perdiamo davvero.
Dopo il convegno CONALPA, provo a spiegare in modo semplice perché un albero non è una spesa, ma un investimento. E perché 700 alberelli in due anni non bastano.
Quando, lo scorso 7 febbraio, ho partecipato al convegno “Il verde urbano, una risorsa da tutelare” organizzato da CONALPA Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio all’Hotel Castello, ne avevo già raccontato il senso politico e associativo in un articolo per FIAB L’Aquila. Lì avevo messo a fuoco la forza dell’azione comune tra associazioni. Qui voglio tornare su un altro filo emerso da quel pomeriggio: gli alberi non costano, rendono. E lo fanno in modo misurabile, in euro.
Lo scrivo perché troppo spesso, quando si discute di abbattimenti, il verde viene trattato come un orpello decorativo da sacrificare al primo parcheggio o alla prima rotatoria. I dati portati dai relatori, il professor Giovanni Damiani ex direttore dell’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente e l’agronomo Luigi Giannangelo, raccontano un’altra storia.
Un albero è un patrimonio, non un costo
Il primo dato è quello immobiliare. Un’abitazione affacciata su un viale alberato può valere dai 200 ai 300 euro in più al metro quadro rispetto a una casa identica in una zona spoglia. Le case vicine al verde si vendono prima e a prezzi più alti perché chi compra percepisce gli alberi come un valore che cresce nel tempo.
C’è poi il risparmio energetico. Ogni albero funziona come un condizionatore naturale: attraverso l’evapotraspirazione può rilasciare 50-60 litri d’acqua al giorno, sottraendo calore all’aria e abbassando di alcuni gradi la temperatura intorno a sé. Lungo i viali alberati la differenza arriva a 4-5 gradi. Significa meno bisogno di aria condizionata, una strategia che pesa soprattutto per chi non può permettersi alte bollette elettriche. Come ha ricordato l’esempio di Bogotà citato al convegno: non tutti possono comprarsi un condizionatore, ma una città può piantare alberi che rinfrescano gratis.
Sul piano giuridico, del resto, l’albero è a tutti gli effetti un bene immobile (articolo 812 del Codice Civile) che fa parte del patrimonio di un Comune o di un privato. Per quantificarne il valore si usa il cosiddetto “metodo svizzero”, che traduce criteri estetici e fitosanitari in cifre concrete: Giannangelo ha calcolato che 55 tigli a Francavilla valevano 1,6 milioni di euro. Abbattere un filare senza una solida motivazione tecnica, quindi, non è una questione di gusto: è distruzione di patrimonio pubblico, potenzialmente un danno erariale.
Ed è proprio qui che mi permetto un’osservazione. Al convegno l’assessore all’Ambiente e al Verde del Comune dell’Aquila, Fabrizio Taranta, ha illustrato con onestà gli sforzi dell’amministrazione: un nuovo Regolamento del Verde, il censimento delle alberature, progetti di adattamento climatico e 700 alberi piantumati negli ultimi due anni. Apprezzo il riconoscimento, anche quando ha ammesso che il rapporto con le associazioni è stato “a volte d’accordo, a volte di scontro, ma sempre costruttivo”. Sui 700 alberi, però, va detto con franchezza: sono pochissimi. E soprattutto sono giovanissimi. Per capirci: non bastano nemmeno a pareggiare i 35 alberi maturi abbattuti al Parco Polsinelli, quelli stessi che facevano spazio alla rotonda funzionale al futuro parcheggio nell’ex Caserma Rossi. Un esemplare maturo svolge servizi ecosistemici che un alberello appena messo a dimora replicherà, forse, fra trent’anni. Il conteggio non torna: si pianta poco e si abbatte molto, e il saldo, in patrimonio e in ombra, resta negativo.
Meno alberi, più spese
Il verde fa risparmiare anche sulle infrastrutture, in modi che spesso non vengono contabilizzati. La gestione naturale delle acque, i rain garden (che l’assessore Taranta ha detto di voler realizzare), la fitodepurazione che sfrutta le radici delle piante, costano molto meno dei depuratori industriali, con le loro pompe, i filtri e la manutenzione continua. Gli alberi stabilizzano i versanti e frenano la furia delle alluvioni, prevenendo i danni enormi del dissesto idrogeologico. E scegliere le specie giuste, per esempio quelle con radici fittonanti, che scendono in profondità invece di allargarsi, evita di sollevare i marciapiedi e di pagarne poi la riparazione.
In breve: piantare un albero costa poco e arricchisce, in modo indiretto ma duraturo, sia i cittadini sia l’amministrazione. Il contrario, tagliare, è quasi sempre una spesa mascherata da risparmio.
Per chi pedala, un beneficio in più
Aggiungo quello che al convegno mi premeva sottolineare: il legame tra alberature e mobilità ciclistica. Pedalare sotto un viale ombreggiato d’estate non è solo più piacevole, è più sicuro, soprattutto per anziani e bambini. Gli alberi riducono l’esposizione alle polveri sottili e, dove la pista è separata, creano una barriera fisica e psicologica rispetto al traffico. Un viale alberato è, anche per questo, un’infrastruttura per la bicicletta.
In conclusione
L’Aquila, Capitale della Cultura 2026 e prima provincia d’Europa per numero di parchi, ha tutte le condizioni per diventare un modello di gestione del verde urbano. Serve però un cambio di sguardo: smettere di vedere gli alberi come ostacoli da rimuovere e iniziare a contarli per quello che valgono. Anche, e soprattutto, in euro.
E quando si decide finalmente di piantare, la domanda diventa: quali alberi? Su questo gli esperti del convegno hanno dato indicazioni precise, che ho raccolto in un altro articolo dedicato alle specie più adatte a L’Aquila.
Per ricevere tutto ciò che pubblico sul mio blog
puoi iscriverti al mio canale Telegram
o puoi iscriverti alla mia Bikeletter
Dillo ad un amico o ad un’amica: copia il link ed invialo https://www.pedalognigiorno.it/il-conto-degli-alberi/





