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La strada, la città, l’Uomo

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Mi trovo spesso a parlare con le persone di come ci si sposta, soprattutto in città: questo concetto è definito mobilità e troppo spesso molti lo chiamano viabilità. Sì, perché è vero che lo spostarsi avviene molto sulle strade, ma in questo modo ho l’impressione che si perda di vista il luogo in cui si vive, paese o città che sia.
Le città, ad iniziare dai piccoli centri abitati di 20-30.000 abitanti, hanno una netta separazione delle proprie funzioni essenziali che sono oggi distribuite in modo disordinato, lontane le une dalle altre.
Le funzioni sociali essenziali sono vivere, lavorare, rifornirsi, curare, educare e godere con tre indicatori fondamentali: il proprio benessere personale, la convivialità con la famiglia, con i vicini, con i colleghi di lavoro, ed il benessere inteso come un atteggiamento ecologico positivo.

La netta separazione delle funzioni essenziali è diventata strutturale: vivere in quartieri residenziali rende normale impiegare molto tempo per raggiungere le destinazioni, il che costringe ad avere un’auto a testa rendendo abituali gli ingorghi mattutini sulle strade. Uscire da casa la mattina e tornare la sera è diventato usuale anche in piccoli centri urbani.
Le nostre città sono segmentate, hanno le funzioni sociali separate, una massiccia zonizzazione per cui sono fortemente squilibrate.

La casa, e quindi ogni edificio, ha perso la funzione sociale propria della comunità con fenomeni di cui ci si meraviglia, ma a cui non sembra esserci soluzione: chi non ha detto o sentito dire di non conoscere le persone che abitano il proprio condominio? Questo è uno dei motivi principali per cui diminuisce sempre più la coscienza civile e quindi la consapevolezza dell’essere comunità, del lavorare insieme per acquisire servizi sociali e diritti per tutti/e, senza distinzioni e disuguaglianze.
Risulta necessario mescolare le categorie e le funzioni sociali in ogni comunità, paese o città, per tornare ad essere ognuno il rappresentante di se stesso e, contemporaneamente, di tutti.

Tornando alla mobilità, direi che essa è un mezzo, non un fine: è uno strumento per ottenere l’accessibilità, cioè la capacità di raggiungere un punto diverso da dove siamo. Per questo è fondamentale il fattore prossimità, necessario per avvicinare la destinazione.
Moltissimi urbanisti, ad iniziare da Carlos Moreno ideatore della città dei 15 minuti (ma anche dei 30 per le più piccole), pensano che le soluzioni consistano nella maggiore interconnessione tra i diversi quartieri, migliori collegamenti con il Trasporto Pubblico Locale ed una mobilità a bassa emissione di carbonio che favorisca la pedonalizzazione e la ciclabilità.

Si sente spesso dire che chi usa la bicicletta è un “amante delle due ruote”, definizione risibile e grottesca che fa un grande torto a chi la usa per gli spostamenti quotidiani. Chi pedala contribuisce, più o meno compiutamente, a riportarci ad un modo di vivere più consono all’Uomo che, pur essendo lo 0,3% degli esseri viventi sulla Terra, impatta in modo violentemente negativo sull’ambiente e sulla socialità.