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Un’ombra traforata

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l'ombra di una persona in bicicletta

L’ombra di una bicicletta sul lastricato è la cosa più sottile che una città possa lasciare di sé. Una rete di linee, qualche cerchio vuoto, due triangoli di telaio, e poi più nulla. In una giornata di sole, su una piazza chiara, dura il tempo di un passaggio.

Mi torna in mente Bauci, una delle Città invisibili di Calvino, sostenuta da trampoli alti nelle nubi, dove gli abitanti vivono lassù e a terra non scendono quasi mai. Calvino scrive che “Nulla della città tocca il suolo tranne quelle lunghe gambe da fenicottero a cui si appoggia e, nelle giornate luminose, un’ombra traforata e angolosa”. Nella rivista Arabeschi ho letto che Bauci custodisce in sé tre parole nodali per comprendere Calvino: assenza, distanza, sguardo.

Ecco, mi sembra che la bicicletta in città abiti esattamente lo stesso piano. Tocca il suolo per pochi centimetri quadrati, lascia un’ombra traforata, e nel passaggio costringe a guardare meglio quello che c’è intorno: la pietra, il marciapiede, l’altro che cammina. Una piccola Bauci che attraversa, e che forse rispetta la terra al punto da non gravarci sopra.


Il libro Le città invisibili di Italo Calvino mi ha ispirato altri due recenti articoli: Aglaura e Bersabea. Clicca sui titoli per leggerli, o rileggerli

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