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Il pedone si è buttato sulla strada

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Nell’ambito degli studi che ho intrapreso sulla percezione del rischio sulla strada mi sono imbattuto in un argomento decisamente interessante che spiega cosa accade a chi guida un mezzo a motore quando un pedone attraversa la strada.
Il procedere su una strada presuppone SEMPRE l’adeguamento della velocità del veicolo al contesto: che ci si trovi in un centro urbano, in campagna, con la pioggia, con il solleone e via citando.
In un articolo precedente [vedi a questo link] ho scritto circa l’interazione Uomo-Ambiente-Veicolo mentre in questo testo proverò a spiegare il più semplicemente possibile la percezione cinematica di avvistamento: cioè quello che accade fisicamente ad una persona che guida un veicolo in fase di avvicinamento ad un pedone che attraversa la strada.
Mi sono ispirato ad uno studio dei primi anni del 2000 ad opera dell’Ing. Mauro Balestra del quale si possono trovare ampie trattazioni sul suo sito web e un suo scritto sul tema che tratto qui a questo link.

La fase di avvistamento è il tempo necessario per l’acquisizione di una data serie di immagini che da bidimensionali si trasformano in tridimensionali man mano che l’occhio acquisisce ogni singola immagine nella fase di avvicinamento. Se una persona in automobile nota un pedone fermo sul ciglio della strada ha un avvistamento statico, dinamico se il pedone si muove. La retina dell’occhio impiega un decimo di secondo per imprimere un’immagine e quindi la percezione di un’immagine dinamica (pedone in movimento) impiega più tempo di una statica (pedone fermo) per essere acquisita.
Una volta terminata la fase di percezione inizia quella di reazione che consiste nell’attivazione del proprio corpo per azionare gli strumenti meccanici di arresto.




La linea di visuale standard dell’occhio umano è di circa 10° per lato ed è quella che permette di riconoscere le scritte mentre l’occhio riconosce i simboli (i segnali verticali stradali, per es) fino a 20° per lato ed i colori fino a 30° per lato.

figura 1, a lato

figura 1

L’occhio umano ha un angolo di visuale limitato di 60° per lato, ma a sinistra si riduce della metà per via della conformazione della carrozzeria (piantone del parabrezza, finestrino ecc).

figura 2, a lato

figura 2

La persona in auto percepisce il movimento di avanzamento del pedone perché egli è compreso nell’angolo di visuale standard (quello centrale), ma, avvicinandosi alla persona che attraversa, questi esce dalla visuale standard ed entra nell’angolo di visuale periferica dando l’impressione di essere fermo perché i due movimenti, dell’auto e del pedone, si annullano.
Un po’ difficile da sintetizzare, ma la trattazione scaricabile a questo link, per chi volesse approfondire, spiega piuttosto bene tutto il processo.

Per banalizzare (dovrò farmi perdonare per questo): l’automobilista vede ingrandirsi la prospettiva davanti a sé mentre avanza e quindi “sposta” il pedone sempre più all’esterno annullando il suo movimento di attraversamento. Ecco perché l’automobilista vede il pedone solo all’ultimo istante affermando spesso che “il pedone si è buttato sulla strada” oppure che “il pedone ha attraversato senza guardare” attribuendogli la colpa dell’investimento.
In realtà è il meccanismo di percezione che rende rischiosa la guida, anche se le condizioni fisiche del guidatore sono ottimali. E non sempre lo sono come non sempre si è massimamente concentrati alla guida.
Nello studio si afferma che tutto ciò vale da 30 a 150 km/h: sarà anche vero secondo i calcoli matematici, ma certamente a 30 km/h si hanno molte più probabilità di evitare l’investimento.
Infatti lo spazio d’arresto, cioè la somma del tempo di percezione e di quello dell’azione necessaria a fermarsi, è decisamente minore a basse velocità.

Il video qui di fianco è davvero utile per capire cosa succede quando si guida un’automobile e ci si avvicina ad un attraversamento pedonale.

La foto di copertina è tratta dal video dell’Ing. Mauro Balestra