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La riconquista dello spazio urbano

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L'Aquila mappa parziale

Come L’Aquila può imparare da Barcellona per riconquistare lo spazio urbano

Nel mio precedente articolo sull’urbanogenesi, termine che supera “rigenerazione”, ho citato Barcellona come esempio virtuoso di città che ha saputo ripensare radicalmente il proprio spazio urbano attraverso i Superblocks – quegli isolati dove le auto sono relegate ai margini e lo spazio viene restituito alle persone, ai giochi dei bambini, alla vita di quartiere.

Voglio approfondire proprio l’esperienza di Barcellona, perché credo che contenga lezioni preziose anche per la realtà italiana e per L’Aquila che, dopo il terremoto del 2009, ha avuto l’opportunità – purtroppo non colta appieno – di ricostruirsi ripensando completamente la propria mobilità urbana.

Nell’immagine di copertina si nota come i superblocchi sono applicabili facilmente a L’Aquila.
Di seguito uno schema relativo ai superblocks

Barcellona Superblocks

La Rivoluzione ciclabile di Barcellona: 5 lezioni concrete

1. La ciclabilità è un investimento, non un costo
Contrariamente a quanto spesso si sente dire in Italia (“non ci sono soldi per le piste ciclabili”), gli studi dimostrano che il rapporto costi-benefici delle infrastrutture ciclabili supera di gran lunga quello delle infrastrutture automobilistiche. Minore traffico veiclare, aria più pulita, minori costi sanitari, aumento dell’attività fisica: ogni euro investito in ciclabilità ne restituisce molti di più alla collettività.

Applicazione per L’Aquila: investire in ciclabilità per molti potrebbe sembrare paradossale, ma è esattamente il contrario: è il modo più efficiente per migliorare qualità della vita, salute pubblica e attrarre turismo sostenibile. L’abitato dell’Aquila, con le sue dimensioni tutto sommato contenute e il centro storico in ricostruzione, aveva (e ha ancora) l’opportunità di sviluppare una mobilità sostenibile.
Tanto più che abbiamo i piani già pronti per questo (PUMS e Biciplan) ed il Piano Comunale sulla Sicurezza Stradale che è stato appena approvato. Proprio questo documento indica senza mezzi termini che una delle soluzioni per rendere le strade più sicure è la realizzazione di piste ciclabili protette.

2. I Superblocks: Restituire Le Strade Alle Persone
Come ho già raccontato nell’articolo sull’urbanogenesi, i Superblocks di Barcellona hanno trasformato incroci trafficati in piazze dove i bambini giocano, le persone si incontrano e i negozi prosperano. Non è un progetto utopico: i dati mostrano riduzione del traffico automobilistico e aumento delle attività economiche locali.

Applicazione per L’Aquila: Il centro storico dell’Aquila, se davvero verrà chiuso al traffico veicolare, potrebbe essere un unico isolato a mobilità dolce dove le auto sono ammesse solo per (alcuni) residenti e carico/scarico in orari limitati. Ma i veri Superblocks potrebbero essere creati in tutti i quartieri della città: il Torrione, Valle Pretara, Pettino, per citarne alcuni. Si possono immaginare molti spazi liberati dal traffico di attraversamento. Serve un salto di qualità verso una vera e propria riorganizzazione dello spazio pubblico che è un bene comune e come tale va messo a disposizione di tutti, non solo di chi usa l’automobile.

3. Dal Basso, Non Dall’Alto
Barcellona ha costruito la sua strategia di mobilità ascoltando i movimenti di base, le associazioni, i cittadini. Un esempio bellissimo è il Bici Bus: volontari che accompagnano gruppi di bambini a scuola in bicicletta, insegnando loro indipendenza, sicurezza stradale e senso di comunità. Oppure il Pedibus che ho avuto il privilegio di organizzare, insieme ad altri amici di FIAB Pescara per alcuni anni con il fattivo contributo dell’allora Assessore alla Mobilità Luigi Albore Mascia.

Applicazione per L’Aquila: Perché non canalizzare le energie e le risorse verso la mobilità sostenibile? Un “Bici Bus” aquilano potrebbe partire dai quartieri verso le scuole del centro, creando comunità e abitudine al ciclismo già dall’infanzia. Servono amministrazione comunale, associazioni ciclistiche locali e genitori disposti a mettersi in gioco.

4. Gestire Le Resistenze Con Dati E Progetti Pilota
Barcellona ha affrontato le prevedibili resistenze (lobby automobilistica, commercianti scettici) con dati trasparenti e progetti pilota. Prima di rendere permanente un cambiamento, lo si testa: se funziona, si consolida; se no, si aggiusta.

Applicazione per L’Aquila: L’urbanistica tattica potrebbe essere la chiave. Chiudere temporaneamente al traffico alcune vie con fioriere, panchine e segnaletica leggera, raccogliere feedback dai commercianti e residenti, misurare l’affluenza pedonale e ciclistica. Si potrebbe lavorare anche con le Strade Scolastiche, previste dai vari piani comunali, compreso il già citato PCSS. Se funziona, si interviene con soluzioni permanenti. Questo approccio “prova-e-impara” riduce i rischi e coinvolge i cittadini nel processo decisionale.

5. Infrastrutture Scalabili E Integrate
Barcellona ha costruito oltre 200km di piste ciclabili protette integrate con metro e bus, ha potenziato il bike sharing e ha introdotto sussidi per e-bike nei quartieri collinari.

Applicazione per L’Aquila: L’Aquila ha colline, è vero, ma ha una struttura urbana che facilmente si presta alla ciclabilità. Servono:

  • Piste ciclabili protette (non corsie promiscue) lungo gli assi principali
  • Integrazione bici + bus: rastrelliere alle fermate AMA, possibilità di caricare bici sui bus extraurbani
  • Incentivi per e-bike: per fortuna questi ci sono.
  • Bike sharing diffuso: non solo nel centro storico, ma anche nei quartieri fuori dalle mura come Coppito, Pettino, Santa Barbara.

L’Aquila può farcela?
Barcellona ci insegna che la trasformazione urbana verso la mobilità sostenibile non è questione di soldi, ma di visione politica e coinvolgimento comunitario. L’Aquila, città universitaria, giovane, resiliente, potrebbe diventare un laboratorio di mobilità sostenibile.

Servono:

  • Un Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) che ha, ma che sembra un bel romanzo perché molto in ritardo rispetto al cronoprogramma
  • Partecipazione attiva di cittadini, associazioni, università
  • Coraggio politico per sperimentare, anche a costo di scontentare una minoranza rumorosa di automobilisti
  • Dati e monitoraggio: misurare i risultati per dimostrare che le alternative all’auto funzionano

Barcellona non è irraggiungibile. È una città che ha scelto di cambiare, passo dopo passo, superblock dopo superblock. Anche L’Aquila può scegliere di riconquistare le sue strade, restituendole a chi le abita, le attraversa, le vive ogni giorno, anche a piedi ed in bicicletta.

E tu cosa ne pensi? Credi che L’Aquila possa imparare da Barcellona? Quale quartiere della nostra città potrebbe diventare il primo “superblock” aquilano?

Puoi scrivermi a filippo (at) pedalognigiorno.it


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