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L’e-bike conviene davvero? Non parlo di prezzi

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Pedalognigiorno
Quella spinta in più che ti porta su per le rampe aquilane. Ma a che prezzo, in termini di fatica "buona"? È la domanda da cui parte questo articolo

Una bici elettrica nuova, gli incentivi del Comune, i dislivelli dell’Aquila. E una scoperta che i dati scientifici spiegano solo a metà.

Chi mi conosce sa che sono emigrato tre volte nella mia vita: da Lanciano a L’Aquila, dall’Aquila a Pescara e, da tre anni, da Pescara di nuovo a L’Aquila. Appena tornato nel capoluogo regionale ho subito acquistato la mia quarta bicicletta (quelle che ho attualmente, non quelle che ho comprato e venduto), questa volta a pedalata assistita per via dei forti dislivelli presenti in città. Soprattutto quelli per uscire e rientrare a casa. Per fortuna l’Amministrazione Comunale ha istituito, meritoriamente, degli incentivi per l’acquisto di e-bike.

Uso il mio nuovo mezzo sia in città che per uscite fuori porta e, dopo un periodo di “studio” e abitudine all’uso, ho stabilito che la bici a pedalata assistita non mi piace. Utilissima ed efficace per gli spostamenti urbani, insoddisfacente per quelli extraurbani, cicloturistici.

Il vero motivo della mia insoddisfazione, detto in soldoni, è la mancanza di quel rapporto intimo tra il corpo, la mente e il terreno, la strada e l’ambiente circostante. L’atto del pedalare interagendo effettivamente con la strada ti fa sentire parte integrante della macchina, perché una bici è una macchina: sei tu e lei, niente altro. Con tutto quello che c’è nel pedalare, compreso quell’inframince che non avrei mai scoperto senza sentire l’interazione.
scopri cos’è l’inframince in questo mio articolo – leggi qui per capire meglio cosa facciamo in bici e ciò che accade

Ma andiamo con ordine. Prima i dati scientifici che sono riuscito a procurarmi, poi torniamo a quello che si sente nelle gambe.

Quanto “moto” fa davvero chi pedala assistito
Uno studio uscito nel maggio 2026 sul Journal of Cycling and Micromobility Research, firmato da un gruppo di ricercatori olandesi guidati da Tjieu Maas, ha messo dieci adulti in sella e ha misurato, con la precisione del laboratorio, quanta energia si spende pedalando un percorso di 3,2 km in tre modi: senza assistenza, con assistenza moderata e con assistenza massima.

Il risultato principale è netto: con l’assistenza al massimo, il dispendio energetico legato all’attività fisica crolla del 47% rispetto alla bici muscolare. E il volume complessivo di movimento, quello che gli scienziati misurano in “MET-minuti1“, cala del 45%. Il motivo è doppio, e vale la pena capirlo: l’assistenza non riduce solo lo sforzo istantaneo (vai più leggero), ma anche il tempo (arrivi prima). Le due cose si moltiplicano. Sullo stesso identico percorso, con il motore al massimo si fa quasi la metà del moto.

C’è però un secondo risultato, meno appariscente ma per me più interessante: l’assistenza moderata, su quel percorso pianeggiante, non faceva alcuna differenza rispetto al pedalare senza motore. Stessa fatica, stesso dispendio. Spiegherò tra poco perché questo dettaglio conta parecchio per chi vive in una città come la nostra.

Lo studio olandese misura il singolo gesto, in condizioni controllate. Ma cosa succede nella vita vera, su mesi e mesi di uso quotidiano? A questa domanda risponde un’altra ricerca, tedesca, pubblicata nel 2022: oltre 1.250 utilizzatori di e-bike e 629 ciclisti tradizionali, seguiti per settimane con i sensori da polso. Verdetto: solo il 22% di chi usa l’e-bike raggiunge la soglia di attività fisica raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, contro il 35% di chi pedala muscolare. Non perché gli e-biker siano pigri, ma perché, di nuovo, pedalano meno a lungo e con minore intensità.

Attenzione: nessuno dei due studi dice che l’e-bike sia inutile. Anche al massimo dell’assistenza, resta attività fisica di intensità moderata, sopra la soglia minima per fare bene alla salute. Il punto è un altro: rispetto alla bici muscolare, si fa meno. E se non lo si compensa pedalando più a lungo, una parte del beneficio se ne va.

Perché all’Aquila il discorso cambia
Qui arriva il dettaglio che lega quei numeri alla mia esperienza, e alla nostra città.

Lo studio olandese è stato condotto su un percorso piatto. E gli stessi autori lo ammettono: su un terreno con salite, le differenze sarebbero state più marcate. È esattamente il motivo per cui l’assistenza moderata, sul piano, non cambiava nulla: il motore di quella e-bike smetteva di spingere oltre i 18-19 km/h, e su strada piana i partecipanti viaggiavano già a quella velocità da soli. In salita sarebbe stata un’altra storia.

L’Aquila non è piana. I dislivelli per uscire e rientrare a casa, quelli che mi hanno spinto a comprare l’e-bike, sono proprio il terreno dove l’assistenza conta davvero. Ed è qui il nodo: in salita l’e-bike ti salva le gambe, ma la salita è anche il momento in cui il ciclista muscolare accumula il grosso dello sforzo e quindi del beneficio. Il vantaggio dell’assistenza e la rinuncia al beneficio fisico coincidono nello stesso punto: il dislivello.

Ecco perché la mia esperienza è doppia. In città, dove i dislivelli sarebbero altrimenti proibitivi per molti, l’e-bike fa esattamente il suo lavoro: mi permette di muovermi, di tornare a casa senza arrivare sudatissimo e con il fiatone, di lasciare l’auto in garage. Lì è uno strumento eccellente. Fuori porta, sulle uscite lunghe dove la fatica è il senso del gesto, è un’altra cosa.

Gli incentivi, e una domanda onesta
L’Amministrazione comunale ha fatto bene a incentivare l’acquisto di e-bike ed io stesso ne ho beneficiato. E le ricerche confermano che gli incentivi funzionano: spostano davvero le scelte di acquisto, più di quanto facciano le buone intenzioni. È una leva concreta per mettere più gente in sella.

Ma la leva va usata sapendo cosa muove. La domanda onesta è: l’e-bike che incentiviamo, cosa sta sostituendo? Se prende il posto dell’auto, e lo studio tedesco dice che è proprio l’auto il mezzo che gli e-biker rimpiazzano più spesso, allora è guadagno netto: più movimento, meno emissioni, città più vivibile. Se invece prende il posto della bicicletta muscolare di chi già pedalava, il bilancio si fa più sottile: si guadagna in accessibilità e si perde in attività fisica.

Non è un argomento contro gli incentivi. È un argomento per accompagnarli con consapevolezza: l’e-bike è un’ottima porta d’ingresso al pedalare, soprattutto in una città difficile come la nostra. Ma è una porta d’ingresso, non un punto d’arrivo.

Quello che i MET-minuti non misurano
E qui torno da dove sono partito, perché i dati spiegano una metà della mia insoddisfazione, non tutta.

Gli studi misurano il quanto: meno calorie, meno MET, meno minuti di sforzo. Tutto vero, tutto utile. Ma la mia insoddisfazione fuori porta non è una questione di calorie bruciate. È un’altra perdita, di un ordine che nessun calorimetro registra.

Quando pedalo muscolare, c’è un rapporto diretto tra il mio corpo, la strada e tutto ciò che mi circonda. La gamba sente la pendenza prima che la veda l’occhio. La fatica racconta il terreno. In quel dialogo continuo tra me e la macchina, perché la bici è una macchina, ma una macchina che diventa parte di te, si nasconde tutto il senso del pedalare. Compreso quell’inframince, quella differenza impercettibile e però reale, che non avrei mai scoperto senza sentire l’interazione. Con il motore che interviene quel filo si allenta. Pedalo, ma non interagisco. Mi muovo, ma non sono pienamente dentro il movimento.

La scienza misura la perdita fisiologica. Io ho sentito una perdita diversa, che non sta nei grafici: la distanza che il motore mette tra me e la strada.

Per questo il mio verdetto è doppio, e onesto fino in fondo. L’e-bike è uno strumento prezioso in città, sui dislivelli, per chi altrimenti non pedalerebbe. Ma fuori, dove la fatica è il senso e non l’ostacolo, preferisco le mie gambe e quel rapporto intimo che solo la bici muscolare sa darmi. Non è una condanna. È riconoscere che ogni strumento ha il suo terreno e sapere qual è il proprio.

Fonti scientifiche citate: – N. van Schijndel, T. Maas, A. Thijssen, J.-W. van Dijk, “E-biking substantially reduces the energy costs of physical activity compared with conventional cycling”, Journal of Cycling and Micromobility Research, 8 (2026) 100118. – S. Haufe et al., “Impact of electrically assisted bicycles on physical activity and traffic accident risk: a prospective observational study”, BMJ Open Sport & Exercise Medicine, 8 (2022) e001275.


Note

  1. Il MET (Metabolic Equivalent of Task, equivalente metabolico) misura l’intensità di uno sforzo rispetto al riposo: 1 MET è l’energia che il corpo consuma stando fermo, e ogni attività si misura in multipli. Camminare veloce vale circa 4 MET, pedalare in muscolare 6-7, l’e-bike a massima assistenza circa 5. La fascia 3-6 MET è considerata “intensità moderata”. I MET-minuti aggiungono il fattore tempo: si ottengono moltiplicando l’intensità per la durata, e misurano quindi non quanto è intenso lo sforzo in un istante, ma quanto movimento si accumula in totale. È il motivo per cui l’e-bike riduce così tanto il volume: abbassa l’intensità e accorcia la durata, e i due effetti si sommano. ↩︎

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3 Commenti

  1. Caro Filippo
    sono d’accordo solo in parte con la tua analisi; pedalo assistito da solo 1 anno e sono soddisfatto di farlo. Le altre 3 mie bici sono muscolari.
    le motivazioni che mi hanno spinto all’assistenza sono diverse. Prima di tutto che cosa è la bici per me: uno strumento di allenamento per mantenere la forma fisica e di divertimento, non un mezzo di lavoro, nè di spostamento cittadino dove manca un rete di piste sicure che lo consenta.
    Mezzo di forma fisica: considerando la mia età ed il territorio in cui vivo che permette la modulazione dello sforzo a carico del cuore senza superare frequenze cardiache pericolose
    Mezzo ludico: possibilità di coprire distanze e dislivelli molto maggiori della muscolare con aumento del raggio di azione e delle possibilità di scoperta del territorio ….in altre parole non un mezzo sostitutivo ma complementare … se abitassi in pianura probabilmente non ne sentirei la necessità

  2. Ciao Presidente le cose che scrivi sono giuste perchè io la penso alla stessa maniera anche se non ho più l’età di metterle in pratica. Buona pedalata.

  3. D’accordissimo. Soprattutto con la muscolare da cicloturismo, da extraurbano diciamo, io sento, percepisco, le capacità del mio fisico, ora sempre di più il limite ahimè, e le misuro con un metro che non è il cardio, ma è interiore, con cui dialogo continuamente: non si sente niente, ma ad ogni giro di pedale ci diciamo un sacco di cose. Con una e-bike, non sento proprio nulla e il dialogo svanisce, come due che parlano, senza capirsi, due lingue diverse.

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