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Una persona muore sulla strada: proviamo a moltiplicare

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Il 12 maggio 2023, tre mesi fa, ho organizzato un convegno sulla sicurezza stradale a Pescara (consulta questo link per vedere il programma ed i relatori) durante Ecomob Expo Village 2023. Fra gli altri invitati di rilievo è intervenuta la Prof.ssa Maria Cristina Caimotto, del Dipartimento di Culture, Politica e Società Università di Torino con la quale ho parlato della comunicazione in tema di mobilità.
Le ho chiesto anche come superare il problema della inefficacia della comunicazione del numero dei morti per collisioni e scontri stradali: perché 3.159 morti e 204.728 feriti nel 2022 (dati ISTAT, qui scarica l’infografica) non inducono ad usare maggiore prudenza e rispetto del Codice della Strada?
Ecco l’audio della sua risposta e, di seguito, la trascrizione.

Maria Cristina Caimotto
I grandi numeri non sono significativi per la maggior parte delle persone.
Tra l’altro in Italia la competenza sulle questioni numeriche e statistiche è bassissima e quindi alla maggior parte delle persone le migliaia di morti non dicono assolutamente nulla: è difficile pensare a cosa sono tremila morti per cui, per far capire meglio la quantità, ci si deve agganciare a qualcosa di concreto che le persone possono conoscere. Come regola generale parlare di un insieme di persone serve a disumanizzarle: lo notiamo quando ci si schiera contro l’immigrazione parlando male degli immigrati e dicendo che non li vogliamo, che devono stare a casa loro. Si danno numeri enormi, sempre più grandi così togli loro l’umanità: si parla di massa, di un’ondata di immigrati così evitiamo di parlare del perché scappano dai loro paesi trascurando colpevolmente le loro storie personali. Le pubblicità delle organizzazioni umanitarie che raccolgono fondi per aiutare persone in difficoltà (come Save the Children, per es) per guerre e carestie raccontano la storia di una persona e poi dicono che, come il bambino che descrivono, ce ne sono moltissimi altri. Il grande numero passa in secondo piano, ma ti hanno fatto provare empatia per quella mamma e per quel bambino che potrà essere salvato se invii 20 euro per comprare medicine e tutto quello che serve per lui. Usano questa strategia perché salvare un bambino è possibile, ma salvarne 50.000 o 500 milioni sembra impossibile. Se racconto una storia di una persona con un nome, con dei parenti, in un luogo definito quella storia diventa umana. E anche se quella storia la moltiplico per milioni di persone ti ho comunque agganciato sul lato emotivo altrimenti penserai che da solo non potrai fare nulla nei confronti di tutta la gente che muore
.”

Quando si parla di più 3.000 morti per collisioni stradali non ci rendiamo conto della storia di una famiglia che ha subito un lutto importante, forse la morte di un figlio che viene investito da un’automobilista o di una madre che lascia figli piccoli.
Ascoltiamo una storia simile e poi proviamo a moltiplicare.